Il bombardamento navale di Genova
Nel gennaio 1941 l’ammiraglio Somerville, comandante della Forza H di Gibilterra, proponeva all’Ammiragliato britannico un piano per il bombardamento navale di Genova. Tale azione avrebbe sortito effetti positivi sia sul piano psicologico che su quelli politico e militare, dando il messaggio che nemmeno
nelle basi dell’alto Tirreno la flotta italiana poteva sentirsi al sicuro. Inoltre, si poteva sperare di arrecare danni alle due corazzate italiane che, per quanto risultava ai britannici, erano a Genova per lavori. Da un punto di vista tattico, gli alti fondali che caratterizzano il Golfo di Genova fin sotto la costa, davano
rassicurazione di potersi avvicinare a distanza utile senza il timore di campi minati. La proposta era accettata con entusiasmo dall’Ammiragliato, mentre più scettico si dimostrava Cunningham che reduce dall’esperienza dell’operazione Excess teneva in dovuta considerazione il rischio rappresentato dai
bombardieri in picchiata. L’attacco era pianificato per i primi di febbraio e la missione, oltre al bombardamento navale di Genova, prevedeva anche un attacco aereo contro la diga del Tirso, sul lago Omodeo, in Sardegna, lunga 22 chilometri e che produceva un terzo del fabbisogno elettrico dell’isola.
L’attacco alla diga, denominato Operazione Picket, sarebbe stato portato da aerei siluranti imbarcati sulla Ark Royal, ed avrebbe avuto anche una funzione diversiva rispetto all’obiettivo di Genova, che sarebbe stato perseguito immediatamente dopo, e denominato Operazione Result.
L’azione prende il via il 31 gennaio, con l’uscita della Forza H da Gibilterra, che comprende l’incrociatore da battaglia RENOWN, la corazzata MALAYA, la portaerei ARK ROYAL, l’incrociatore SHEFFIELD e dieci cacciatorpediniere (FORESIGHT, FOXHOUND, FEARLESS, FURY, FIREDRAKE, DUNCAN, ISIS, ENCOUNTER, JUPITER, JERSEY). Contemporaneamente esce da Alessandria la Mediterranean Fleet con le corazzate WARSPITE, VALIANT, BARHAM, la portaerei EAGLE, gli incrociatori ORION e BONAVENTURE e tredici cacciatorpediniere per un’azione diversiva verso il Mediterraneo Centrale e l’Egeo
2 febbraio: all’alba, la Forza H raggiunge le acque a ponente della Sardegna, e alle 05:55 otto aerosiluranti Swordfish decollano dall’ARK ROYAL diretti verso il Lago Omodeo, in condizioni meteo molto avverse. Uno degli aerei è abbattuto dalla contraerea ed i tre avieri sono fatti prigionieri. L’attacco è portato in difficili condizioni e nessun siluro colpisce la diga, anche se due siluri inesplosi sono poi trovati conficcati nel fondo nei suoi pressi. A seguito di questo attacco le dighe italiane saranno protette con reti parasiluri.
Dopo aver recuperato gli aerei, la Forza H dirige verso il Golfo di Genova con mare in burrasca.
Le due Forze navali britanniche sono avvistate da ricognitori, e le difese aeree e navali, oltre a quelle territoriali di Sicilia e Sardegna sono tutte messe in allarme.
La portaerei HMS ARK ROYAL con uno Swordfish in decollo ed uno in atterraggio
US Navy, Public domain, via Wikimedia Commons
L’ulteriore avvistamento, intorno a mezzogiorno, della Forza H a nord della Corsica con rotta nord-est fa temere una puntata verso il Golfo di Genova e Supermarina dispone l’immediata uscita in pattugliamento di sei cacciatorpediniere (MAESTRALE, SCIROCCO, LIBECCIO, ALPINO, BERSAGLIERE e FUCILIERE) e due sommergibili (H-1 e H-4) da La Spezia.
Le condizioni meteo in continuo peggioramento costringono la formazione britannica ad invertire la rotta e a rientrare verso Gibilterra in quanto i cacciatorpediniere reggono a fatica le condizioni del mare, mentre le mosse della formazione sono sorvegliate dai ricognitori italiani e tedeschi. La Forza H raggiunge Gibilterra nel pomeriggio del 4 febbraio.
La nave da battaglia HMS RENOWN
National Archives and Records Administration , Public domain, via Wikimedia Commons
4 febbraio: lo stesso pomeriggio, l’Ammiragliato britannico chiede a Somerville quando potrà salpare nuovamente per ritentare l’operazione. Dopo le dovute valutazioni, la nuova partenza è prevista per il giorno 6, appena terminate le necessarie riparazioni dei cacciatorpediniere danneggiati durante la tempesta.
Alla nuova operazione è attribuito il nome di Grog, e per la sua riuscita, oltre ad una buona dose di audacia e di fortuna, il fattore sorpresa dovrà giocare un ruolo fondamentale. Viene quindi presa ogni possibile misura per mantenerne il segreto e per sviare i servizi informazione avversari dai reali obiettivi. Il grosso della Squadra navale esce da Gibilterra dirigendo verso l’Atlantico, simulando la scorta ad un convoglio di 21 mercantili diretto in Gran Bretagna. A notte fonda la Squadra inverte la rotta, attraversa nuovamente lo stretto di Gibilterra ed entra in Mediterraneo.
La nave da battaglia HMS MALAYA
UK Government, Public domain, via Wikimedia Commons
Questa è una misura attuata spesso dalla Forza H, il cui movimento è individuato dagli agenti dei servizi di informazione italiani che trasmettono l’informazione a Supermarina annotando che non può escludersi che la Squadra inverta la rotta per dirigere in Mediterraneo.
Altri cacciatorpediniere escono da Gibilterra, scaglionati nel corso della giornata, uno o due alla volta. Supermarina e Superaereo sono comunque in allarme e dispongono una serie di ricognizioni aeree per il giorno 8.
8 febbraio: al mattino, Supermarina dà ordine alle corazzate della Squadra Navale a La Spezia di preparasi a muovere, mentre la III Divisione, al comando dell’ammiraglio Sansonetti, con gli incrociatori TRIESTE, TRENTO e BOLZANO, i cacciatorpediniere CORAZZIERE e CARABINIERE, a cui poi si aggiunge il CAMICIA NERA lascia Messina diretta inizialmente a Genova.
L’incrociatore leggero HMS SHEFFIELD
Royal Navy official photographer, Public domain, via Wikimedia Commons
Nel corso del giorno 8, la Squadra Navale britannica è ripetutamente avvistata da aerei francesi, prima a occidente della Sardegna e poi a nord-ovest dell’isola, e la notizia della sua presenza è inoltrata ai comandi italiani. Sempre nel corso del giorno 8 un ricognitore italiano avvista aerei con cui ingaggia combattimento. Dedotto che gli aerei non possano che provenire da una portaerei, e quindi da una forza navale avversaria, rimane però incerto quali possano essere i suoi obiettivi: un attacco contro la Sardegna, è considerato il più probabile, ma non se ne esclude un ventaglio di altri possibili. Anche un attacco nel Golfo Ligure è preso in considerazione anche se considerato il meno probabile.
Superaereo mette in allarme gli Stormi da bombardamento nelle basi del nord, del centro Italia e della Sardegna, mentre il X CAT si prepara a trasferire i bombardieri in picchiata nelle basi della Sardegna.
L’incrociatore pesante RN TRENTO
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Allo scopo di intercettare la Squadra Britannica, Supermarina dà disposizione alla corazzata VITTORIO VENETO e alla V Divisione di lasciare la base di La Spezia, al comando dell’ammiraglio Jachino, e dirigersi verso il Golfo dell’Asinara passando a ponente della Corsica, per congiungersi, all’alba del giorno 9, con la III Divisione. Tale posizione, a ponente delle Bocche di Bonifacio, consentIrebbe di intervenire sia nel caso di un attacco contro la Sardegna che in quello di un’incursione nel Golfo Ligure.
Intorno alle 19:00 lasciano quindi la base della Spezia le corazzate VITTORIO VENETO, CESARE, DORIA e i cacciatorpediniere della X Squadriglia, MAESTRALE, LIBECCIO e SCIROCCO e della XIII Squadriglia, GRANATIERE FUCILIERE e ALPINO.
Dato che comunque permane l’incertezza sui reali obiettivi e rotte dell’avversario, Supermarina dispone anche l’interruzione del traffico con la Libia e con la Tunisia, l’uscita in mare di sommergibili, ed un estesa ricognizione aerea per la mattina del giorno 9.
L’incrociatore pesante RN BOLZANO
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Intanto la navigazione della Forza H prosegue indisturbata per tutta la notte del giorno 8 verso il Golfo di Genova, mentre la Squadra navale italiana transita su una rotta parallela in direzione della Corsica. Le due formazioni durante la notte si incrociano ad una distanza di circa 70 miglia all’insaputa l’una dell’altra.
9 febbraio, domenica: alle 04:00, la portaerei ARK ROYAL, con la scorta di tre cacciatorpediniere, si distacca dalla formazione per raggiungere un punto a 66 miglia da La Spezia e da Livorno, da dove dovrà lanciare i suoi aerei per un attacco sulle due località. Il resto della formazione, con RENOWN, MALAYA, SHEFFIELD e cinque cacciatorpediniere prende rotta nord-est, verso Genova.
Alle 05:05 quattordici Swordfish armati di bombe esplosive ed incendiarie decollano dal ponte di volo dell’ARK ROYAL, seguiti poco dopo da altri quattro Swordfish armati con mine magnetiche, altri tre con la funzione di osservazione del bombardamento navale su Genova e sei caccia Fulmar per la protezione della portaerei.
La nave da battaglia RN VITTORIO VENETO
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I quattordici Swordfish della prima ondata hanno come obiettivo la raffineria ANIC di Livorno, ma il loro bombardamento non riesce ad arrecare gravi danni all’impianto. Uno degli aerei è abbattuto dalla contraerea, mentre altri due, persa la rotta, finiscono per lanciare le loro bombe sull’aeroporto e sulla stazione ferroviaria di Pisa. I quattro Swordfish della seconda ondata lanciano le loro mine magnetiche in corrispondenza dei due ingressi del porto di La Spezia.
Il resto della Forza H giunge in vista del Capo di Portofino alle 07:45 e prende rotta parallela alla costa, navigando in linea di fila a 18 nodi in direzione di Genova. RENOWN, MALAYA e SHEFFIELD lanciano i loro idrovolanti in ricognizione per verificare la presenza di unità italiane, ma queste ormai si trovano ben più a sud, lungo la costa occidentale della Corsica.
La nave da battaglia RN GIULIO CESARE
Di An unknown serviceman of the Regia Marina – Ministero Della Difesa-Marina, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=44355936
Alle 08:15, la RENOWN apre il fuoco con i suoi pezzi da 381 mm a 19.000 metri dalla costa, seguito subito dal fuoco della MALAYA e dallo SHEFFIELD, centrando il tiro sui Cantieri Ansaldo, sulle fabbriche e officine intorno al Polcevera, per poi proseguire con il cannoneggiamento del bacino ovest del porto di Genova, colpendo la centrale elettrica, un deposito di nafta e la petroliera Sanandrea. L’attacco dura in tutto mezz’ora; dalle navi sono sparati 273 proiettili da 381, 792 da 152mm e 400 da 114mm: in tutto 1465 colpi, dei quali circa il 50% cadde in mare, mentre molti altri, pur colpendo i bersagli non esplodono.
I danni sono comunque ingenti: si contano 144 morti e 272 feriti tra la popolazione, gravi danni agli impianti industriali, e molti edifici civili sono colpiti, tra cui la chiesa della Maddalena, l’Accademia Linguistica, l’ospedale Duchessa di Galliera, l’Archivio di Stato, il Duomo di San Lorenzo, e diversi edifici nelle zone centrali di via XX settembre e piazza Colombo, la Stazione di Sampierdarena, un treno passeggeri, le acciaierie SIAC. In porto sono colpiti trentadue piroscafi, la maggior parte da schegge.
La nave da battaglia RN ANDREA DORIA
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I punti di caduta dei proietti lanciati dalla Forza H durante il bombardamento di Genova
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Terminato il bombardamento, la formazione britannica si riunisce con l’Ark Royal e i caccia della sua scorta in un punto a circa 35 miglia a sud di Genova e alle 09:17 l’intera Squadra dirige prima a sud e poi a sud-ovest alla velocità di 22 nodi. La Forza H passa tra la costa francese e la Corsica, rischiando di essere incontrata dalla forza navale italiana che si trova in una condizione di superiorità potendo contare su tre corazzate e tre incrociatori pesanti, contro le due corazzate e un incrociatore della Forza H e sull’apporto dell’aviazione dalle basi italiane. Ciò però non accade, a causa di una serie di circostanze fortuite, di apprezzamenti imprecisi, di ritardi, imprecisioni ed omissioni nelle comunicazioni e di avvistamenti errati da parte della ricognizione che caratterizzano quella giornata. Le decine di aerei, tra ricognitori e bombardieri, italiani e tedeschi, inviati a perlustrare le acque del Mediterraneo settentrionale in caccia della formazione britannica, non riescono, incredibilmente, ad individuarla, in parte a causa di foschie e banchi di nubi a bassa quota che limitano la visibilità nelle zone di transito delle navi coprendole alla vista degli aerei.
Nel corso di quella che diventa una frenetica e confusa caccia alla Forza H, la segnalazione di un ricognitore che alle 11:00 avvista sette navi di un convoglio mercantile francese a sud ovest di Capo Corso, scambiandole per possibili unità britanniche, induce Supermarina a far deviare la rotta alle navi di Jachino per dirigere contro il convoglio, portandolo così a mancare di un soffio l’incontro con la squadra britannica che transita ad appena 30 miglia sulla sua sinistra con rotta contraria, mentre il ricognitore Ro.43 del Trieste, catapultato per perlustrare la zona, non avvista le navi a causa delle basse nubi che occultano il passaggio delle navi inglesi.
Con una buona dose di fortuna la Forza H riesce quindi ad eludere la caccia di navi e aerei. I caccia dell’ARK ROYAL volando continuamente sul cielo della formazione e tempestivamente avvertiti degli avvistamenti dei radar delle unità navali, riescono ad abbattere due ricognitori italiani prima che questi possano dare il segnale di scoperta e a metterne in fuga uno tedesco prima che questi possa avvistare la formazione.
Interno della Cattedrale di San Lorenzo a Genova. Bomba inglese lanciata sulla cattedrale nel 1941 e inesplosa. Si tratta di un proiettile uguale a quello inesploso: entrambi furono prodotti a Genova.
William Domenichini, CC BY-SA 3.0 <http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/>, via Wikimedia Commons
Conclusa l’audace missione con un clamoroso successo, la Forza H raggiunge infine Gibilterra nel pomeriggio del giorno 11, accolta dalle ovazioni del personale della base e delle navi in rada.