La notte di Taranto
I comandi britannici avevano messo allo studio un attacco di aerosiluranti contro la otta italiana nella base di Taranto n da prima della guerra e gli studi e la pianicazione per un tale attacco si erano aturalmente intensicati nel corso dei primi mesi del conitto. Con l’arrivo ad Alessandria della nuova portaerei ILLUSTRIOUS al comando dell’esperto ammiraglio Lyster, si creano le condizioni necessarie per realizzarlo. Sono eettuati specici addestramenti dei reparti di volo degli aerosiluranti Swordsh imbarcati, per la messa a punto di procedure d’attacco a bassissima quota in un bacino ristretto, mentre l’arrivo a Malta dei nuovi ricognitori Martin Maryland, di costruzione americana, assicura l’essenziale componente di informazioni, corredate dalle fotograe delle posizioni di ancoraggio delle unità navali italiane all’interno della base.
La modernissima portaerei ILLUSTRIOUS, con ponte di volo corazzato e dotata di radar, imbarcava bombardieri Blackburne Skua, caccia Fulmar e aereosiluranti Swordsh.
Municipal Archives of Trondheim from Trondheim, Norway, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons
L’attacco su Taranto richiede condizioni di buona luce lunare, ed è quindi stabilito per il giorno 11 novembre, inserito in un’articolata e complessa serie di operazioni, denominata MB8, che avrebbe contemporaneamente coinvolto la Mediterranean Fleet e la Forza H di Gibilterra impegnate su più obiettivi. Gli inglesi avevano da poco occupato l’isola di Creta, stabilendo una base navale a Suda, che richiede urgenti rifornimenti per l’apprestamento delle difese, e rifornimenti sono necessari anche alle forze operanti in Grecia e a Malta.
E’ quindi previsto l’avvio di 4 dierenti convogli:
• Il convoglio MW3 (Malta West 3) con partenza da Alessandria, e navigazione a nord di Creta, dove dovrà lasciare due pirosca diretti alla baia di Suda, mentre gli altri proseguiranno per Malta con carburanti, materiali bellici e rifornimenti.
• – Il convoglio AN6 (Aegean North 6) composto da 5 tra pirosca e petroliere, con partenza dall’Egitto per il Pireo.
• Il convoglio ME3 (Malta East 3) consistito nel viaggio di ritorno dei 4 grossi mercantili del convoglio MW3, muovendo da Malta verso Alessandria in zavorra.
• Inne, il convoglio AS5 (Aegean South 5) composto da 4 mercantili (Mandalay, Adinda, Hannah Moller e
Odysseus) provenienti da Grecia e Turchia e diretti in Egitto con la scorta di una cannoniera turca.
Per la protezione a distanza di questi movimenti, Cunningham avrebbe assunto una posizione centrale con la otta da battaglia, denominata Forza A. Questa si sarebbe congiunta con la Forza F, proveniente da Gibilterra e composta dalla corazzata BARHAM, dagli incrociatori BERWICK e GLASGOW e dai cacciatorpediniere GRIFFIN, GREYHOUND e GALLANT, giunti a Gibilterra dalla Gran Bretagna per rinforzare la Mediterranean Fleet (Operazione Coat).
L’attacco a Taranto, denominato “Operazione Judgment”, e un raid di forze leggere nello Stretto di Otranto per l’interdizione del traco italiano verso l’Albania avrebbero completato l’articolata operazione MB8
4 novembre
L’operazione prende il via con
la partenza del convoglio AN6 da Porto Said,
composto di tre mercantili (pir. Adinda,
petroliere Pass of Balmaha e British
Seargeant) con la scorta diretta di un solo
traweller, che giunge senza inconvenienti ad
Atene il giorno 7.
5 novembre:
il convoglio MW3 lascia Alessandria diretto verso Malta: è composto da 5 mercantili diretti a Malta (Devis, cisterna ausiliaria Plumleaf, Empire Patrol, Volo e Waiwera), e 2 diretti a Suda (Brisbane Star e petroliera di squadra Brambleleaf) con la scorta diretta degli incrociatori COVENTRY e
CALCUTTA e di quattro cacciatorpediniere.
Lo stesso giorno partono da Alessandria gli incrociatori leggeri AJAX e SYDNEY, designati come Forza B che trasportano truppe e artiglieria da Porto Said a Suda, mentre l’incrociatore ORION porta personale della RAF e rifornimenti al Pireo, con scalo a Suda. Mentre si trova nelle acque di Suda, l’ORION è bombardato da una formazione di aerei italiani, e 12 bombe cadono vicino all’incrociatore che però non subisce danni.
6 novembre:
la Forza A esce da Alessandria, composta da portaerei ILLUSTRIOUS, corazzate WARSPITE, MALAJA e VALIANT, incrociatore pesante YORK, incrociatore leggero GLOUCESTER e 13 cacciatorpediniere.
7 novembre:
nel tardo pomeriggio, muove da Gibilterra la Forza F più tre cacciatorpediniere della Forza H , che prima 1 di congiungersi con il grosso della Mediterranean Fleet avrebbe fatto tappa a Malta per sbarcare 2.150 soldati ed artiglierie imbarcati sulle unità e destinati alle difese 2 dell’isola. Insieme alla Forza F prende il mare anche un’aliquota della Forza H, con la portaerei ARK ROYAL, l’incrociatore SHEFFIELD e 5 cacciatorpediniere che avrebbero scortato la Forza F no all’ingresso del Canale di Sicilia, per poi compiere un’azione di bombardamento su Cagliari Elmas il giorno 9 (Operazione Crack), con gli aerei imbarcati, prima di rientrare a Gibilterra.
8 novembre:
La Mediterranean Fleet raggiunge il convoglio a metà strada tra Creta e Malta. Intorno alle 16:30 la
formazione è attaccata da sei bombardieri S79 italiani partiti da Catania, che sono messi in fuga dai caccia Fulmar della ILLUSTRIOUS.
Supermarina, a questo punto denitivamente
informata della presenza della Mediterranean Fleet e già a conoscenza n dal giorno prima dell’uscita della Forza H da Gibilterra, esita a far uscire in mare la otta italiana, limitandosi a tenerla pronta a muovere n dalla mattina del 9.
L’ammiraglio Cavagnari ordina inoltre l’uscita di quattro sommergibili da Augusta e Messina per costituire uno sbarramento a sud est di Malta, e di cinque sommergibili da Cagliari che si posizioneranno a sbarramento tra la Sardegna e le Baleari. Una squadriglia di Mas avrebbe dovuto portarsi in agguato a sud di Malta, ma la sua partenza è annullata a causa delle condizioni meteo avverse e in peggioramento.
9 novembre:
prima dell’alba, nove apparecchi Swordsh decollano dall’ARK ROYAL per il bombardamento di Cagliari Elmas, raggiungendo le coste della Sardegna poco dopo le 06:00 e sganciando le loro
bombe da una quota di 500 metri che però causano pochissimi danni, e sfuggendo poi
alla caccia italiana decollata per intercettarli.
Recuperati i velivoli alle 07:45 la Forza H dirige verso sud. La formazione navale è avvistata da ricognitori e poi attaccata da venti S79 partiti dalla base di Decimomannu. Gli aerei italiani in avvicinamento sono rilevati dai radar britannici che possono lanciare per tempo nove caccia dell’ARK ROYAL. Contrastati dai caccia nemici e da un forte fuoco contraereo, i bombardieri italiani riescono comunque a lanciare ottanta bombe da 250 kg, molte delle quali cadono vicine alla BARHAM, all’ARK ROYAL e al cacciatorpediniere DUNCAN, ma senza causare seri danni. Tutti gli S79 riescono a rientrare alla base. Diciotto di essi erano stati ripetutamente colpiti e 3 aviatori degli equipaggi sono rimasti uccisi.
Alle 19:45 la Forza H inverte la rotta rientrando verso Gibilterra, mentre la Forza F procede verso il suo punto di riunione con la Mediterranean Fleet.
Il mattino dello stesso giorno 9
la Mediterranean Fleet giunge all’altezza di Malta,
e alle 09:20 la RAMILLES e tre cacciatorpediniere si staccano dalla formazione per scortare il convoglio MW3 a Malta, mentre il resto della otta rimane a incrociare a distanza. Alle 21:00 la Forza A si dirige verso il punto previsto di riunione con la Forza F, 40 miglia a ovest di Gozo.
10 novembre
alle 00:30 del 10, il sommergibile CAPPONI attacca la formazione britannica,50 miglia a sud di Malta, lanciando due siluri che non vanno a segno ma
esplodono forse per impatto con la scia di una
delle navi, dando al comandante Romei l’impressione di aver colpito. Alle 07:00 del 10, la Forza A è raggiunta dagli incrociatori GLOUCESTER, YORK, AJAX e SYDNEY che il giorno e la notte precedenti avevano incrociato in posizione avanzata a nord, in protezione. Alle 10:15 giunge la Forza F, le cui navi entrano alla Valletta per sbarcare i militari trasportati. Alle 15:00 sono avvistati a est i pirosca del convoglio ME3 (Clan Ferguson, 7.347 tsl, Clan Macaulay, 10.492 tsl, Lanarkshire, 9.816 tsl, e Memnon, 7.406 tsl) che rientrano verso Alessandria con la scorta della RAMILLES, del COVENTRY, e dei cacciatorpediniere DECOY e DEFENDER, mentre il monitore TERROR e il cacciatorpediniere VENDETTA si avviavano da Malta verso Creta.
Durante la giornata la Mediterranean Fleet è avvistata prima dalla stazione di Pantelleria, poi a quella di Linosa, ed inne alle 13:30 da un ricognitore Cant Z.501 che appena lanciato il segnale di scoperta è abbattuto da due Fulmar dell’ILLUSTRIOUS.
La ricognizione italiana è interrotta a causa delle condizioni meteo avverse, mentre sono inviati otto S79 per attaccare le navi avvistate. I bombardieri raggiungono la formazione britannica alle 13:30, sganciando 24 bombe da 250 kg da 4.000 metri, nessuna delle quali va a segno. Gli aerei, rilevati in avvicinamento dai radar, sono contrastati dai Fulmar dell’ILLUSTRIOUS che colpiscono tre apparecchi, costringendone uno all’ammaraggio.
Malgrado i numerosi avvistamenti che confermavano la presenza della Mediterranean Fleet nelle acque di Malta, l’ammiraglio Cavagnari, in conformità con le direttive del Comando Supremo, non ritiene prudente far uscire la otta italiana con la prospettiva di uno scontro con una forte aliquota avversaria. Sono fatte uscire le torpediniere VEGA, CALIPSO, CALLIOPE e ALCIONE per costituire una linea di vigilanza tra Marettimo e Capo Bon, sette Mas e i cacciatorpediniere VIVALDI e MALOCELLO.
11 novembre
alle 01:35, il sommergibile TOPAZIO attacca un convoglio (con tutta probabilità ME3) a sud 3 est di Malta, dando poi il segnale di scoperta via radio.
Durante la mattina, la ricognizione italiana avvista varie formazioni, a est di Malta, tutte dirette verso oriente. Dieci bombardieri sono fatti partire dalla Libia per attaccare le navi avvistate dalla ricognizione, ma non riescono ad individuarle, anche a causa del cielo parzialmente coperto. Gli avvistamenti fanno comunque pensare che la otta britannica stia rientrando verso Alessandria.
Nel pomeriggio, la ricognizione non riesce più ad avvistare il nemico.
Intanto la Mediterranean Fleet si è portata a metà strada tra Malta e Creta, dove è raggiunta dall’incrociatore ORION, dopo che questi aveva sbarcato truppe e materiali al Pireo ed aveva visitato la base di Suda per valutarne lo stato delle difese. La formazione a quel punto è composta da portaerei ILLUSTRIOUS, corazzate WARSPITE BARHAM, VALIANT e MALAYA, incrociatori GLOUCESTER, BERWICK, GLASGOW, YORK, ORION, SYDNEY e AJAX, e quindici cacciatorpediniere. Alle 13:10 una frazione della otta, denominata Forza X, al comando dell’ammiraglio Pridham-Wippel, vicecomandante della Mediterranean Fleet, e composta dagli incrociatori ORION, AJAX e SYDNEY e dai cacciatorpediniere NUBIAN e MOHAWK è distaccata per una missione di interdizione del traco italiano con l’Albania nel basso Adriatico.
Alle 18:00 è distaccata un’altra formazione, composta dalla portaerei ILLUSTRIOUS, dagli incrociatori GLOUCESTER, BERWICK, GLASGOW e YORK e da quattro cacciatorpediniere, per portarsi nella posizione da cui lanciare gli aerei per l’attacco su Taranto. Durante la navigazione, a bordo della portaerei si mettono a punto gli ultimi dettagli sulla base delle fotograe della ricognizione che risultano essenziali per la riuscita dell’attacco. Queste sono studiate da specialisti che riescono a determinare importanti dettagli quali i siti di ancoraggio delle navi, la disposizione delle reti parasiluri attorno alle unità maggiori, e la posizione dei palloni frenati. Le ultime informazioni giunte il pomeriggio da Malta via radio, danno la presenza nella base italiana di ben sei corazzate e nove incrociatori, in pratica tutta la otta da battaglia italiana. Tra gli ancoraggi del Mar Grande e del Mar Piccolo di Taranto al momento dell’attacco sono presenti sei corazzate, nove incrociatori, ventinove cacciatorpediniere, sedici sommergibili, cinque torpediniere oltre ad un gran numero di naviglio minore ed ausiliario.
La concentrazione di unità a Taranto, principale base navale italiana, era aumentata prima con l’arrivo della 2a squadra, a seguito dell’attacco di aerosiluranti ad Augusta dopo la battaglia di Punta Stilo, e poi ulteriormente nel corso dell’ultimo mese, per il supporto alle operazioni connesse con l’invasione della Grecia. Queste tra l’altro prevedevano il concorso della Marina in appoggio allo sbarco di truppe a Corfù previsto per il 29 ottobre, ed annullato inizialmente per il mal tempo, e poi per la presenza della flotta britannica nel basso Ionio. E’ inoltre prevista, per il giorno seguente, 12 novembre, l’uscita della otta per un’azione di bombardamento della base britannica appena insediata nella Baia di Suda, a Creta, adata alla I Divisione incrociatori, appoggiata dal grosso delle due Squadre da Battaglia.
Le difese della base di Taranto sono costituite da ventuno batterie contraeree con un totale di centouno cannoni, piuttosto antiquati; sessantotto complessi di mitragliere con un totale di ottantaquattro canne; centonove mitragliere leggere; a queste armi si deve aggiungere il poderoso armamento imbarcato sulle navi della otta. Vi sono poi 27 palloni ormeggiati alla quota di 200 metri, mentre altri 60 erano stati strappati via dal maltempo nei giorni precedenti e non si erano ancora potuti sostituire. Ancora incompleta è la stesura delle reti parasiluri per la protezione delle navi: sui 12.800 metri previsti ne sono stati stesi 4.200, mentre gli altri sono in corso di fornitura o appena giunti nei magazzini della base. Le reti inoltre vanno dalla supercie no ai 10 metri di profondità, invece di giungere no al fondo, che peraltro era mediamente di 11 metri. Eppure, quel metro mancante si rivelerà essere fatale.
L’incrociatore pesante britannico HMS BERWICK
L’incrociatore leggero britannico HMS AJAX.
L’incrociatore leggero britannico HMS COVENTRY
L’incrociatore leggero britannico HMS CALCUTTA.
La corazzata britannica HMS WARSPITE.
Il sommergibile italiano RS Pier CAPPONI. Affonderà senza superstiti il 31/03/41, silurato dal sommergibile RORQUAL mentre era diretto a La Spezia per essere posto in disarmo.
L’incrociatore pesante britannico HMS YORK
Il monitore britannico HMS TERROR
Un idrovolante ricognitore italiano CANT Z501
Tra le 20:35 e le 20:40, l’ILLUSTRIOUS, giunta nella posizione pressata per il lancio degli aerosiluranti, circa 140 miglia a est di Taranto, lancia navigando a 28 nodi, il primo gruppo di 12 Swordsh, dei quali sei armati di siluro, 2 di bengala illuminanti e 4 di bombe dirompenti da 250 libbre. Un’ora dopo decolla il secondo gruppo, composto da 8 Swordsh. Gli aerosiluranti sono armati con il nuovo siluro da 450 mm dotato di detonatore Duplex, che attiva l’esplosione dell’ordigno sia per contatto con il bersaglio che per attivazione magnetica. Questo nuovo congegno, del quale la Marina italiana ignora l’esistenza, risulterà determinante per la riuscita dell’attacco. I siluri sono regolati per una profondità di metri 10,60, e dovranno essere lanciati da bassissima quota per evitare che l’inerzia iniziale li porti a urtare il fondale della baia, causandone l’esplosione.
In entrambe le ondate, gli apparecchi bengalieri lanceranno fuochi illuminanti sulla parte orientale del Mar
Grande e contemporaneamente i bombardieri sganceranno su incrociatori e cacciatorpediniere ormeggiati
nel Mar Piccolo, distraendo le difese, mentre poco dopo gli aerosiluranti piomberanno sulle corazzate
ancorate nel Mar Grande planando, a motori spenti.
Preceduto da tre allarmi aerei, l’attacco ha inizio alle 22:58 accolto da un infernale fuoco antiaereo. La prima
azione è condotta da due aerei bengalieri, che dopo aver lanciato i fuochi bombardano senza successo il deposito di nafta, seguiti dall’azione dei bombardieri e dei siluranti della prima ondata. Il secondo attacco si
svolge con modalità simili ed ha termine alle 00:40. L’attacco è portato con grandissima audacia, precisione e coraggio dagli equipaggi che arontando il fuoco di centinaia di cannoni sono praticamente votati a morte quasi certa. Eppure solo due degli aerei sono abbattuti, mentre i restanti 18 riescono a far ritorno sulla
ILLUSTRIOUS.
Sono stati lanciati complessivamente 11 siluri, cinque dei quali andati a segno con eetti devastanti, e una sessantina di bombe che, pur cadendo vicinissime alle navi e in alcuni casi centrandole senza esplodere, non producono gravi danni. La LITTORIO è colpita da tre siluri, che producono una falla di 15 x 10 metri a prora a dritta; una seconda, poco più indietro, di metri 12 x 9, mentre un terzo squarcio è prodotto a poppa, a sinistra di 7 x 1,5 metri.
La LITTORIO sarà poi riparata a Taranto, e potrà tornare in squadra dopo quattro mesi.
La CAVOUR è colpita da un siluro che causa uno squarcio di 12 x 8 metri all’altezza del deposito munizioni di grosso calibro di prora, e si appoggia sul basso fondale della baia. Dopo un primo ciclo di riparazioni a Taranto, la CAVOUR sarà in grado di trasferirsi con i suoi mezzi a Trieste per il completamento delle riparazioni. Non riprenderà più servizio per il resto della guerra.
La DUILIO è colpita dall’esplosione di un siluro attivato magneticamente e che produce una falla di metri 11
x 7, a prua sulla destra. Rientrerà in Squadra dopo sei mesi, nel maggio del 1941, dopo aver completato i lavori di riparazione a Genova. Le perdite umane tra gli equipaggi sono fortunatamente contenute: perdono la vita 52 marinai, in gran parte a causa dei gas tossici che si sono sprigionati all’interno delle navi in conseguenza delle esplosioni.
Le navi della otta sono fatte uscire da Taranto lo stesso giorno 12 per spostarsi nelle basi di Napoli, Messina e Palermo. Torneranno a Taranto solo a partire dall’aprile del 1941, dopo che si sarà provveduto a riorganizzare le difese della base, che includeranno recinti protettivi per ogni nave, con reti che giungono al fondo.
L’attacco, sebbene fortunato, è un esaltante successo per la Marina britannica, che con questa azione ha profondamente cambiato gli equilibri di forze nel Mediterraneo. La ricognizione fotograca e i siluri ad attivazione magnetica sono riconosciuti come elementi primari di questo successo, ma esso soprattutto ha
dimostrato che l’aviazione di marina e gli aerosiluranti costituiscono una componente di primaria importanza nella guerra navale.
Da parte italiana la notte di Taranto costituisce un grave smacco che colpisce profondamente l’opinione pubblica, gli equipaggi e gli uciali della otta. Si era una volta di più dimostrato quanto fallimentare fosse la condotta prudente e rinunciataria impressa da Supermarina e dal suo comandante ammiraglio Cavagnari; se infatti le Squadre fossero uscite in mare nei giorni precedenti per contrastare i movimenti della Flotta britannica mentre questa scorrazzava indisturbata avanti e indietro per il Mediterraneo, il devastante
attacco su Taranto non avrebbe potuto vericarsi. L’ammiraglio Jachino, comandante della II Squadra e futuro Comandante in Capo delle Forze Navali, così avrà ad esprimersi in merito agli avvenimenti di Taranto: “… La nostra otta, essendo rimasta inutilmente pronta a muovere per quattro giorni, ebbe la morticazione di riportare all’àncora, e senza alcun compenso, perdite ingenti, certo superiori a quelle che avrebbe potuto subire se fosse uscita due o tre giorni prima per arontare in campo aperto la Mediterranean Fleet. Ancora una volta il criterio di approttare di ogni circostanza per impegnare il nemico quando lo si trovava in condizioni di inferiorità non veniva in pratica applicato da noi, anche se Roma aermava di averlo adottato in linea teorica.”
Mentre si sta svolgendo l’attacco su Taranto, gli incrociatori e i cacciatorpediniere della Forza X si
addentrano nell’Adriatico procedendo in mezzo al canale d’Otranto alla velocità di 20 nodi.
Alle 01:00 del 12 novembre, giunta una decina di miglia a nord di Valona, la formazione inverte la rotta
dirigendo verso sud. Un quarto d’ora dopo, a circa 16 miglia a ovest di Saseno (Valona) avvista un convoglio di navi che procede in linea di la. Si tratta dei mercantili italiani Locatelli, Premuda, Capo Vado e Catalani, che rientrano da Valona verso Brindisi, semivuoti, con la scorta della vecchia torpediniera FABRIZI e dell’incrociatore ausiliario Ramb III, che procedono ai due lati del convoglio. La formazione britannica si lancia subito all’attacco, aprendo il fuoco alle 01:25 da una distanza di 3.600 metri. La torpediniera FABRIZI avvistate le navi nemiche alle 01:20 lancia l’allarme e si dirige all’attacco per lanciare i siluri, aprendo il fuoco con i suoi quattro pezzi da 102 mm. Anche il Ramb III fa fuoco con i quattro pezzi da 120 mm. Di fronte si trovano un complesso di ventiquattro pezzi da 152 mm, dodici da 120 mm e ventotto da 100 mm, che investono il convoglio con centinaia di granate e lanciano almeno sei siluri, uno dei quali passa sotto la poppa
dell’AJAX, rischiando di colpirlo. Il comandante della FABRIZI, TV Barbini, benché ferito, incurante della sproporzione di forze, continua a manovrare per interporsi tra la formazione nemica e i mercantili, e a sparare con i suoi pezzi. Avvicinatosi a 3.000 metri da una delle navi della formazione britannica dà ordine
di lanciare i siluri che però non partono a causa di un guasto provocato dalle granate avversarie. La torpediniera è centrata da diverse granate che provocano vie d’acqua e uccidono e feriscono membri dell’equipaggio. Dopo essersi allontanato una prima volta, zigzagando e facendo fumo per sottrarsi al
fuoco, Barbini inverte la rotta e torna all’attacco, sparando con i due pezzi ancora funzionanti. E’ centrato da altre 4 salve, che riducono l’unità al buio e causano incendi, mentre un siluro gli passa a 30 metri dalla prua. Resosi ormai conto dell’impossibilità di portare altro aiuto ai mercantili riesce ad allontanarsi alla massima forza verso la costa albanese, con vie d’acqua che minacciano l’aondamento dell’unità. Riesce a raggiungere Valona alla velocità di 5 nodi, attraccando alle 07:25. La Ramb III, che inizialmente si trovava dal lato opposto del convoglio rispetto alle navi attaccanti, dopo aver sparato 17 granate, visti i mercantili ormai in amme, si allontana alla massima forza per sottrarsi alla sicura distruzione e raggiunge il porto di Bari alle 12:15 del giorno 12, senza aver riportato danni. L’attacco è durato in tutto 30 minuti. Tutti e quattro i mercantili sono aondati, e alle 01:53 la formazione britannica dirige verso sud a 28 nodi per evitare di essere sorpresa da forze navali italiane, che invece non sono uscite.
I naufraghi del convoglio sono soccorsi dalle torpediniere SOLFERINO e CURTATONE, salpate da Valona alle 04:15 per portare soccorso, che raccolgono complessivamente centoquaranta superstiti, mentre le perdite umane sono complessivamente di trentasei morti e quarantadue feriti. La Forza X raggiunge il resto della Mediterranean Fleet alle 11 del mattino del 12 novembre, e la flotta vittoriosa si avvia verso Alessandria dove giungerà il giorno 14.