7 - 9 luglio - Mediterraneo Centrale - Battaglia di Punta Stilo, o al Largo della Calabria

Il primo scontro navale della guerra (e la prima battaglia aereo-navale della storia) si verifica il 9 luglio 1940,
a una trentina di miglia a est di Punta Stilo, in Calabria. Esso prende origine da due importanti convogli
scortati in forze dalle due Marine da guerra belligeranti, ed avviati pressoché contemporaneamente verso
Bengasi, quello italiano, e verso Malta quello britannico. All’atto della pianificazione e dell’avvio delle
operazioni, i due contendenti non sono a conoscenza dell’operazione intrapresa dagli avversari.
Per gli italiani si tratta del primo grosso convoglio organizzato per la Libia, inviato di urgenza per rafforzare
l’Armata del generale Graziani che si appresta a portare l’offensiva in Egitto. Prima si era provveduto ad
inviare rifornimenti, sempre con carattere di estrema urgenza dato che nulla era stato preparato per tempo,
a mezzo di sommergibili, unità militari e convogli composti da una o due navi da trasporto.
Il convoglio, denominato TCM (Trasporto Carri Medi), con destinazione Bengasi, è composto dal pir. Esperia
(11.398 ton), e delle mn Foscarini (6.405 ton), Pisani (6.339 ton), Calitea (4.013 ton) e Barbaro (6.343 ton), e
trasportava 2.190 uomini, 232 automezzi, 72 carri armati M11, 10.445 tonnellate di materiali, e 5.720
tonnellate di carburanti e lubrificanti in fusti.
Data l’importanza del convoglio il Comando Supremo, nella persona del Capo di Stato Maggiore generale,
maresciallo Badoglio, nel corso di una riunione tenuta il 2 luglio per la pianificazione, dà disposizione alla
Marina e all’Aviazione perché esso sia fortemente scortato in modo da giungere senza sé e senza ma, a
destinazione.
La Marina mi scorti il convoglio con tutte le unità della flotta. Se gli inglesi vorranno contrastare il viaggio, saremo
ben lieti di poterli affrontare, giacché ho perfetta fiducia che in caso di scontro gliele molliamo. Lo Stato Maggiore
della Marina studi la cosa con la massima cura: si deve andare là da padroni.
La sua scorta diretta, inizialmente affidata alla XIV Squadriglia torpediniere, è rinforzata appena il convoglio
passa lo stretto di Messina, in quanto Supermarina ha avuto notizia che la Forza H di Gibilterra ha preso il
mare in direzione levante. La scorta diretta è quindi disposta su:

II Divisione incrociatori leggeri, con:
Inc.GIOVANNI DELLE BANDE NERE
Inc. BARTOLOMEO COLLEONI
X squadriglia cacciatorpediniere, con:
CT MAESTRALE
CT LIBECCIO
CT SCIROCCO
CT GRECALE

XIV Squadriglia torpediniere, con:
Tp PROCIONE;
Tp PERSEO;
Tp ORIONE;
Tp ORSA;
Sezione torpediniere Pilo-Missori:
Tp PILO
Tp MISSORI

L’imponente scorta indiretta è composta dalla I e II Squadra, cioè da tutta la flotta da battaglia , al comando 2
dell’Ammiraglio Indigo Campioni, comandante delle Forze Navali, e dovrà rimanere in mare fino all’arrivo a
destinazione del convoglio, previsto per la sera del giorno 8. Essa comprende:
Forza di protezione a distanza contro provenienze da levante, con rotta parallela e a 35 miglia a levante del
convoglio, composta da:

Nave ammiraglia II Squadra (amm. Paladini)
Inc. pesante POLA

I Divisione incrociatori pesanti, con:
Inc. ZARA;
Inc. GORIZIA;
Inc. Fiume;

III Divisione incrociatori pesanti, con:
Inc. TRENTO
Inc. BOLZANO;

XII Squadriglia cacciatorpediniere, con:
CT LANCIERE;
CT CORAZZIERE;
CT CARABINIERE;
CT ASCARI

IX Squadriglia cacciatorpediniere, con:
CT ALFIERI;
CT GIOBERTI;
CT CARDUCCI;
CT ORIANI;

XI Squadriglia cacciatorpediniere, con:
CT ARTIGLIERE;
CT CAMICIA NERA
CT AVIERE
CT GENIERE

Forza di protezione a distanza contro provenienze
da Malta, che navigava 45 miglia a ponente del
convoglio, composta da:

VII Divisione incrociatori leggeri (amm
Sansonetti) con:
Inc. EUGENIO DI SAVOIA
Inc. EMANUELE FILIBERTO DUCA D’AOSTA
Inc. MUZIO ATTENDOLO
Inc. RAIMONDO MONTECUCCOLI

XIII Squadriglia cacciatorpediniere, con
CT GRANATIERE
CT FUCILIERE
CT BERSAGLIERE
CT ALPINO

Forza di protezione, che naviga circa 45 miglia a
NNE del convoglio, precedendolo, composta da:
I Squadra:
V Divisione navi da battaglia, (amm. Brivonesi)
con:
Corazzata GIULIO CESARE, (ammiraglia della
flotta e comando amm. Campioni)
Corazzata CONTE DI CAVOUR

IV Divisione incrociatori leggeri, con:
Inc. Alberto di Giussano;
Inc. Alberico da Barbiano;
Inc. Armando Diaz;
Inc. Luigi Cardorna;

VIII Divisione incrociatori leggeri, con:
Inc. Duca degli Abruzzi;
Inc. Giuseppe Garibaldi;

VII Squadriglia cacciatorpediniere, con:
CT Freccia;
CT Saetta;
CT Dardo;
CT Strale

VIII Squadriglia cacciatorpediniere, con:
CT Folgore;
CT Fulmine;
CT Baleno;
CT Lampo;

XV Squadriglia cacciatorpediniere, con:
CT Antonio Pigafetta;
CT Nicolò Zeno;

XVI Squadriglia cacciatorpediniere, con:
CT Nicoloso da Recco
CT Antoniotto Usodimare
CT Emanuele Pessagno
CT Leone Pancaldo


A Taranto, in riserva:
CT Ugolino Vivaldi
CT Leone Pancaldo
CT Antonio Da Noli

Si tratta in tutto di due navi da battaglia, sei incrociatori pesanti, dodici incrociatori leggeri, trenta
cacciatorpediniere e sei torpediniere.


Ventisei sommergibili sono schierati in pattugliamento nelle varie zone che avrebbero potuto essere
interessate da forze britanniche a disturbo del convoglio e della flotta. Essi sono:

A est di Gibilterra, i sommergibili:
BARBARIGO, DANDOLO, EMO e GUGLIELMO
MARCONI

 

ASCIANGHI, AXUM, GLAUCO, MANARA,
MENOTTI e TURCHESE;
Nel Canale di Sicilia, il sommergibile:
SANTAROSA
Al largo di Malta, i sommergibili:
CAPPONI e DURBO;

A nord-ovest della Sardegna, i sommergibili:
ARGO, DIASPRO, IRIDE e SCIRE’;
A sud della Sardegna, i sommergibili:

 

Nello Ionio, i sommergibili:
BRIN, SCIESA, SETTEMBRINI e RUGGIERO
SETTIMO;
Tra Creta e la costa libica, i sommergibili:
BEILUL, LAFOLE’, SMERALDO e TRICHECO.

L’aeronautica mette in preallarme tutte le sue basi e dispone, tra l’altro, il bombardamento di Malta nei
giorni 7, 8 e 9, di Alessandria da parte dei reparti aerei dell’Egeo nei giorni dal 6 al 9, mantenendo pronti
reparti di bombardieri per l’alto mare, e la caccia di scorta alle Squadre navali al largo della Sicilia e nel
golfo di Taranto.


Più o meno contemporaneamente e senza conoscere il piano italiano, l’ammiraglio Cunningham si accinge
ad avviare l’operazione M.A.5, che prevede due convogli, uno veloce ed uno lento, in uscita da Malta per
l’evacuazione di civili e materiali verso Alessandria d’Egitto.

7 luglio - Alessandria d’Egitto:

La Mediterranean Fleet, al comando dell’ammiraglio sir Andrew Cunningham, muove a mezzanotte (ore 00:00 del giorno 8) da Alessandria dirigendo verso Malta per
fornire la scorta dei convogli e per sbarcarvi rifornimenti ed un piccolo contingente di specialisti trasportati
su alcuni dei cacciatorpediniere. La flotta è suddivisa in tre gruppi, ed un quarto gruppo sarà formato dopo
il congiungimento con il convoglio, per la sua scorta diretta. I gruppi sono formati da:

Forza A (Viceammiraglio Tovey)
7a Cruiser Division, con:
Inc. GLOUCESTER
Inc. LIVERPOOL
Inc. NEPTUNE
Inc. ORION (ammiraglio di divisione)
Inc. SIDNEY (australiano)

Forza B, (viceammiraglio Cunningham)
ammiraglia della flotta:
corazzata WARSPITE
CT NUBIAN
CT MOHAWK
CT HERO
CT HEREWARD
CT DECOY
CT STUART (australiano)

Forza C,
1a Battle Division, con
Corazzata MALAYA

Corazzata ROYAL SOVEREIGN (ammiraglia di
divisione)
Portaerei EAGLE


CT DAINTY
CT DEFENDER
CT HASTY
CT HYPERION
CT HOSTILE
CT ILEX
CT IMPERIAL (rientra alla base il mattino dell’8 per
avaria)
CT JANUS
CT JUNO
CT VAMPIRE (australiano)
CT VOYAGER (australiano)


A Malta:
CT JERVIS
CT DIAMOND

Si tratta in tutto di tre navi da battaglia, una portaerei, cinque incrociatori leggeri, e 17 cacciatorpediniere
più due a Malta.


Le due squadre da battaglia si trovano quindi in mare, all’insaputa l’una dell’altra, su rotte convergenti.
A seguito dell’intercettazione e decrittazione di messaggi del comando della Mediterranean Fleet, la mattina
del giorno 7, quando le Divisioni italiane sono ancora in porto, SUPERMARINA avvisa i comandi in mare di
una probabile prossima operazione aeronavale avversaria, con l’uscita della squadra britannica da
Alessandria, dandone anche, con buona approssimazione, la composizione.


Nessuna variazione al piano è apportata, e le navi lasciano le basi nel pomeriggio del giorno 7.
L’uscita e la consistenza della squadra inglese sono confermate dagli avvistamenti del sommergibile
BEILUL, che tenta un attacco ed è poi sottoposto a caccia, e di ricognitori e bombardieri che ripetutamente
attaccano la formazione.

8 luglio - Mediterraneo:

anche Cunningham riceve alle 5:30 del giorno 8 un segnale di scoperta dal sommergibile PHOENIX, che informa di aver attaccato una grossa formazione navale italiana 180 miglia a est di Malta. Il suo attacco non è notato da nessuna unità italiana. A questo punto, entrambi gli ammiragli e
le flotte sono a conoscenza della presenza dell’avversario in mare.


Intanto alle 8:15 dello stesso giorno, la Forza H britannica lascia la base di Gibilterra, al comando
dell’ammiraglio Somerville, per effettuare un’azione diversiva fino alle coste della Sardegna al fine di
distrarre le forze italiane.


La quadra, è composta dalle corazzate HOOD, REVENGE e VALIANT, dalla portaerei ARK ROYAL, dagli
incrociatori leggeri ENTERPRISE, EMERALD e ARETHUSA e dai cacciatorpediniere ACTIVE, DOUGLAS,
ESCORT, FAULKNOR, FEARLESS, FOXHOUND, FORESTER, VELOX, VORTIGERN e WRESTLER.
Supermarina ne viene a conoscenza alle 13:40 e valuta l’azione come un attacco combinato delle due flotte
britanniche contro le nostre basi, ritenendo però di non modificare il piano di operazione, e di affidare il
contrasto dell’azione della Forza H all’aviazione e ai sommergibili, il cui schieramento nel settore viene
aumentato a 16 unità.


Nelle prime ore della mattina dell’8, la ricognizione marittima dell’Egeo scopre nuovamente la
Mediterranean Fleet, che è quindi attaccata in 13 ondate tra le 10:00 e le 18:40, da 72 aerei S.M.79 e SM81
delle basi dell’Egeo e della Libia che bombardano la formazione navale con bombe da 100 kg e 250 kg.
Durante uno di questi attacchi, alle 18:30, è colpito l’incrociatore GLOUCESTER sul ponte di comando: il
comandante, sei ufficiali e 11 marinai rimangono uccisi, e altri 9 feriti. L’incrociatore è in grado di continuare
la sua missione con la squadra, manovrato dalla stazione di emergenza poppiera, ma non è in condizione di
prendere parte alla battaglia.


Alle 14:00, non ricevendo segnali di scoperta della squadra nemica ed essendo il convoglio italiano ormai
giunto a Bengasi, l’ammiraglio Campioni dà ordine alla II Squadra, giunta a poche miglia dalle coste libiche,
di invertire la marcia e tornare verso le basi. Alle 15:00 lo stesso ordine è dato alle unità della I Squadra.
Pochi minuti dopo giunge il segnale di scoperta di due ricognitori CANT Z506 che, scoperta la squadra
britannica, la stanno tallonando. L’ammiraglio Campioni, temendo che la squadra britannica possa
“giungere in tempo per colpire il convoglio in porto a Bengasi all’alba del giorno successivo” (mentre il
convoglio sarebbe stato impegnato nelle operazioni di scarico) dà ordine alle squadre di riunirsi e mette la
prua sul nemico a forte velocità, comunicando a Supermarina:


“Dirigo contro gruppo tre corazzate et otto cc.tt. avvistato Sud Creta da aerei”.


Supermarina nel frattempo è venuta a conoscenza, tramite le decrittazioni, che la squadra britannica si
dirige invece su Malta, forse per attaccare le basi dell’Italia meridionale con aerosiluranti, e ritiene di far
rientrare la flotta per disporla in posizione più conveniente per la protezione aerea, e più prossima alle basi
nel caso lo scontro dovesse assumere andamento negativo e divenisse necessario ritirarsi, e invia il
seguente ordine a Campioni:


“Non, ripeto, non impegnatevi con gruppo corazzato nemico. Seguono istruzioni per la notte et per domani”.


Ricevuto e decrittato l’ordine di Supermarina, l’ammiraglio Campioni dà ordine di accostare per 330° e
dirigere per il rientro. Durante la manovra la squadra è attaccata da bombardieri nemici che sono respinti
dal fuoco contraereo senza danni. La navigazione di ritorno della Forza Navale nel corso della notte
procede senza fatti di rilievo.


Nel frattempo il convoglio entra in Bengasi tra le 18 e le 22, iniziando subito le operazioni di scarico.
Nel corso del pomeriggio, l’ammiraglio Cunningham è informato dalla ricognizione della posizione, quel
momento a circa 60 miglia da Bengasi, e approssimativa consistenza della flotta italiana e, intuendo che la
sua azione fosse quella di protezione di un convoglio, decise di dirigersi per tagliarle la strada di ritorno
verso Taranto, dando disposizione anche ai due sommergibili RORQUAL e PHOENIX di incrociare quanto
più possibile in prossimità della base italiana.


Alle 20:00 Supermarina informa Superaereo della zona in cui presumibilmente si sarebbe venuta a trovare la
flotta britannica il mattino seguente, precisando che le Forze Navali italiane si sarebbero concentrate nella
zona 65 miglia a sud est di punta stilo, e chiedendo al generalE Pericolo di disporre massicci
bombardamenti contro la flotta britannica. Il generale Pricolo emana il seguente ordine:


“Domani 9 luglio, all’alba, tutte le Unità bombardamento dipendenti siano tenute pronte per immediato
intervento contro importanti forze navali. Impiego di bombe da 250 et possibilmente da 500. Quote di lancio
fra 2.500 et 3.000 metri. Dispongasi successione continua reparti su bersagli convenientemente ripartiti.
Intervento avvenga su richiesta diretta Comando Marina aut su ordine du questo Superaereo. Caccia in
crociera di vigilanza su piroscafi città et basi aeree. Combattimento navale previsto est massima importanza.
Aeronautica deve assolutamente dimostrare sua potenza sue possibilità suo spirito sacrificio. Generale
Pricolo.”

9 luglio - Mediterraneo:

Alcune notizie danno per possibile la presenza di ben quattro corazzate nella squadra britannica, e
Supermarina, ispirata al principio difensivo-offensivo, teso soprattutto alla conservazione della flotta, non
ritiene che la situazione sia sufficientemente favorevole da consigliare uno scontro navale, affidandosi
soprattutto all’efficacia dell’intervento dell’aviazione. Il mattino del 9, dirama un telecifrato all’ammiraglio
Campioni con i seguenti ordini:

 

 

Vostra azione odierna sia ispirata seguenti concetti (alt) Primo non – ripeto – non allontanarsi dalle
nostre basi aero-navali scopo permettere preventive aut contemporanee azioni aeree contro nemico (alt)
Secondo impegnarsi possibilmente contro gruppi corazzati quando sono ancora separati secondo nota
previsione (alt) Terzo ritardare contatto balistico scopo consentire menomazione forze nemiche per
bombardamento aereo (alt) Quarto al tramonto dirigere con navi maggiori verso basi senza vincoli normali
dislocazioni (alt) Quinto se condizioni favorevoli impiegare notte tempo naviglio silurante (alt) 123009.

 

 

Alle 7:30 del giorno 9, l’ammiraglio Cunningham è informato dalla ricognizione decollata dalla portaerei
Eagle della posizione della squadra italiana, circa 50 miglia a est di Capo Spartivento calabro, e dirige allora
a 20 nodi verso nord, per posizionarsi tra la squadra italiana e la base di Taranto.


Nel corso della mattinata, 13 cacciatorpediniere italiani sono inviati alle basi per rifornirsi.
La ricognizione aerea italiana, in base agli apprezzamenti precedenti, è invece inviata verso est sul Canale
di Sicilia, verso la Libia e, dalle basi della Puglia, verso la Grecia, ma non riesce a trovare traccia della
Mediterranea Fleet per tutta la mattinata, creando notevole apprensione nei comandi. Con il passare delle
ore appare chiaro che la flotta non può trovarsi nella zona in cui si era previsto dovesse portarsi. Si suppone
allora che l’obiettivo della sua azione possa essere un attacco alle basi della Puglia, e la ricognizione è
avviata anche su altri settori.


Alle 13:10, nove aerosiluranti Swordfish dell’813° e 824° Squadrons, decollati dalla EAGLE, attaccano gli
incrociatori della II Squadra italiana, lanciando prima da bassa quota e da circa 1.000 metri contro il
TRENTO ed il BOLZANO, che reagiscono con forte fuoco antiaereo ed evitano i siluri con la manovra, e poi
contro il POLA e lo ZARA, da circa 1.000 metri, dalla quota di 15 metri. Il POLA, accostando bruscamente a
sinistra e mettendo a tutta velocità, riesce ad evitare per un soffio il siluro, che sfila a pochi metri dalla
poppa, mentre lo ZARA evita di essere colpito virando bruscamente a destra. L’azione degli aerosiluranti
impressiona gli italiani per la manovrabilità degli apparecchi e il coraggio dei piloti. Contrariamente a quanto
apprezzato dall’ammiraglio Paladini, che nella sua relazione affermerà che tre aerei erano stati abbattuti dal
fuoco, tutti e nove gli Swordfish riescono a rientrare sulla EAGLE.
L’attacco aereo fa capire a Campioni che la Mediterranean Fleet doveva trovarsi nelle vicinanze. Un
ricognitore della 142a squadriglia di ricognizione marittima, finalmente localizza la squadra britannica alle
13:30, 80 miglia a nord-est della flotta italiana.


Il DIAZ e il CADORNA sono costretti a rientrare alle basi per avarie.
Appena ricevuta la comunicazione, Campioni dà ordine alla flotta di mettere la prua per 30°, dirigendo sul
nemico, e fa catapultare tre dei ricognitori imbarcati sugli incrociatori per l’esplorazione a prua della flotta.
Intanto Cunningham procede verso nord-ovest per tagliare la strada verso Taranto, periodicamente
informato sui movimenti della flotta italiana dai ricognitori fatti decollare dalla EAGLE.
Dalle 14:00 in poi le due flotte si avvicinano con rotte convergenti, nel mare leggermente mosso, con cielo
sereno e una visibilità di circa 25 chilometri. Si trovano effettivamente di fronte:
Forze italiane: 2 navi da battaglia con cannoni da 320 mm; 6 incrociatori pesanti con cannoni da 203 mm.; 8
incrociatori leggeri; 16 cacciatorpediniere.
Forze britanniche: 3 navi da battaglia con pezzi da 381 mm; 1 portaerei; 5 incrociatori leggeri; 14
cacciatorpediniere.


Fra le 14:50 e le 15:10 le navi cominciano ad avvistarsi. Cunningham aveva fatto allontanare di una decina
di miglia a levante l’incrociatore GLOUCESTER, danneggiato, la portaerei EAGLE e 2 cacciatorpediniere,
per evitare che siano coinvolti nello scontro.


Appena avvistato il nemico, il DUCA DEGLI ABRUZZI e il GARIBALDI accostano per 70° portando la
velocità a 30 nodi e alle 15:20 aprono il fuoco contro gli incrociatori britannici con i pezzi da 152mm da una
distanza di 20.000 metri. L’incrociatore ORION, più o meno contemporaneamente, apre il fuoco contro i
cacciatorpediniere italiani della IX Squadriglia che, giunti a 16.000 metri, accostano in fuori. Alle 15:26 il DI
GIUSSANO e DA BARBIANO si uniscono al fuoco. Lo scontro a fuoco tra gli incrociatori, ben diretto da
entrambe le parti, continua fino alle 15:31, ma l’unico risultato è il danneggiamento del velivolo e della
catapulta da parte di schegge. Il velivolo deve essere gettato in mare in quanto perde benzina.
Intervengono le corazzate: la CESARE e il POLA accostano verso il nemico, mentre WARSPITE e la
MALAYA aprono il fuoco contro gli incrociatori da 24.000 metri con otto salve ben inquadrate che obbligano
gli incrociatori italiani a manovrare per sottrarsi. Le due forze prendono poi rotta verso nord
Alle 15:48 la WARSPITE catapulta il secondo aereo per l’osservazione del tiro.
Alle 15:53 la CESARE apre il fuoco sulla WARSPITE da 26.400 metri, e Campioni ordina agli incrociatori
pesanti di serrare le distanze verso il nemico per portarsi a distanza utile per il tiro dei cannoni da 203mm.
La CAVOUR apre anch’essa il fuoco sulla ROYAL SOVEREIGN da 30.000 metri.
La distanza si riduce poi a 22.000 metri, e gli inglesi aprirono a loro volta il fuoco. Alle 15:59 due proiettili da
320 della CESARE cadono molto vicino alla WARSPITE, mentre un attimo dopo la CESARE è centrata da
un proietto da 381mm, all’altezza del fumaiolo poppiero, sulla destra, uccidendo 66 uomini e ferendone 49.
Il proietto centra la riservetta dei proiettili da 120, la cui deflagrazione causa incendi nella casamatta e negli
alloggi sottufficiali, mentre gas e fumo invadono i locali di quattro caldaie che devono essere spente ed
evacuate, riducendo la velocità a 18 nodi.


Intanto tutti gli incrociatori pesanti italiani aprono il fuoco contro corazzate e incrociatori, che a loro volta
reagiscono; il BOLZANO è colpito da tre proiettili sparati dall’ORION.
Alle 16:05, la CESARE ordina la rottura del contatto accostando verso ovest e continuando a sparare con le
torri poppiere.


Le squadriglie di cacciatorpediniere italiani si lanciano all’attacco per coprire la ritirata: la IX squadriglia
giunta a 13.500 metri lancia 5 siluri contro gli incrociatori di testa della formazione britannica, due dei quali
sono visti attraversare la formazione di cacciatorpediniere inglesi, e poi ripiega per ovest-nord-ovest,
rispondendo al fuoco nemico. L’ALFIERI è colpito di striscio, senza riportare danni.
La VII squadriglia, dopo aver steso una cortina di nebbia per coprire le navi in ritirata, si lancia contro il
nemico sparando con i cannoni da 120mm, e giunta a 8.500 metri alle 16:18 lancia i siluri, allontanandosi
poi sotto il fuoco britannico. Il comandante del SAETTA ha l’impressione di aver messo a segno un siluro,
ma in realtà nessuno va a segno.


L’XI squadriglia, stende una cortina di nebbia per occultare sia le navi in ritirata che gli altri
cacciatorpediniere, e si lancia all’attacco sotto il fuoco avversario lanciando 10 siluri da 11.000 metri, per
poi allontanarsi sotto il fuoco. Durante l’allontanamento il GENIERE è attaccato da un aerosilurante che si
avvicina a 50 metri di quota, e respinge l’attacco sparando con le mitragliere e stimando erroneamente di
averlo abbattuto.


La XII squadriglia si lancia anch’essa all’attacco, ma la sua azione è disturbata dalla nebbia delle cortine
fumogene stese dall’XI squadriglia che la precedeva. Nell’avvicinamento, sotto il fuoco degli incrociatori
britannici, un cacciatorpediniere è attaccato da un velivolo. Il CORAZZIERE lancia 3 siluri e l’ASCARI uno,
da una distanza di 14.000 metri. La squadriglia inverte poi la rotta, sotto il fuoco avversario, e il LANCIERE
lancia tre siluri in ritirata che passavano di poppa al NUBIAN.


La XIV squadriglia, giunta da Taranto, si lancia all’attacco alle 16:09, ma desiste alle 16:28 avendo
l’impressione che il nemico abbia accostato verso fuori e trovandosi ancora ad una distanza di 18.000
metri. Data la grande distanza a cui i siluri sono lanciati, essi non costituirono un grosso pericolo per gli
inglesi.


Intanto dalla EAGLE erano fatti decollare nove Swordfish per attaccare le navi italiane con il siluro. Dopo
aver sorvolato la WARSPITE che era sotto il tiro delle navi italiane, si dirigono contro gli incrociatori,
incontrati da intenso fuoco antiaereo, ma portando comunque l’attacco in pattuglie di tre apparecchi in
rapida successione. I piloti, confusi dal fumo delle artiglierie, hanno l’errata l’impressione di aver messo a
segno almeno un siluro. Da parte italiana si ritiene di aver abbattuto almeno due aerei, ma anche questa
impressione è errata, in quanto tutti e nove gli apparecchi appontarono sulla EAGLE alle 17:05.


Alcune intercettazioni radio fanno intuire a Cunningham che la forza italiana si sta ritirando, ma egli non
ritiene opportuno lanciarsi nella nube di nebbia all’inseguimento (ancora non disponeva di radar), e dirige
per nord-nord-ovest, inviando i cacciatorpediniere in avanscoperta. Questi, passata la cortina di nebbia alle
17:00, trovano il mare sgombro. La Mediterranean Fleet rimane per un’ora ad incrociare verso ovest,
giungendo fino a 25 miglia dalla costa calabra, e alle 18:30 inizia a dirigere per Malta.


L’aviazione, di cui Campioni aveva richiesto l’intervento fin dalle 14:00, a causa della macchinosa procedura
prevista per le comunicazioni, che prevedeva la trasmissione della richiesta a Supermarina, da questa a
Superaereo, che infine inviava gli ordini esecutivi alle Squadre, giunge sui cieli delle Forze navali a partire
dalle 16:40, a battaglia conclusa, facendo mancare il suo apporto durante lo scontro tra le due flotte.
Nel pomeriggio-sera, i velivoli decollati dalle basi della Sicilia e della Puglia, complessivamente 126 aerei,
effettuano un totale di 17 attacchi, sganciando oltre 500 bombe da quote intorno ai 3.000 metri. La
WARSPITE è bombardata alle 16:41, 17:15, 17:35, 18:23 e 19:11; la EAGLE alle 17:45, 18:09, 18:26, 18:42
e 19:00, e molti attacchi sono condotti contro incrociatori e cacciatorpediniere, con buona precisione ma
scarsi risultati.


Purtroppo, almeno altrettanti attacchi sono portati per errore dai velivoli italiani alle Squadre navali italiane
tra le 16:20 e le 19:30, ed un apparecchio è abbattuto dal fuoco antiaereo italiano. E’ da considerarsi che,
per quanto incresciosi ed a volte ingiustificabili, incidenti di tale sorta avverranno su tutti i fronti e per tutti i
belligeranti nel corso della guerra .(3)


Le navi italiane si ritirano verso le Basi della Sicilia, a Messina, Augusta, Palermo, e a Napoli. Il giorno
successivo, un attacco di aerosiluranti su Augusta causò l’affondamento del cacciatorpediniere Pancaldo . 4
L’analisi della scarsa incisività degli attacchi e degli errori compiuti dall’Aeronautica, portò il generale
Santoro, Sottocapo di Stato Maggiore della Regia Aeronautica , a sintetizzarne le cause in questi termini: 5
“L’Armata Aerea nazionale poteva ritenersi quantitativamente sufficiente a far sentire il proprio peso anche nelle operazioni marittime, in concorso o no con la Marina, e disponeva di una rete di basi aeree ottimamente ubicate per condurre queste operazioni; ma si trovava in condizioni di svantaggio per una tale genere di azione, essenzialmente per tre motivi: – perché mancava, per il momento, di aerosiluranti; – perché il munizionamento di caduta, più o meno idoneo contro bersagli terrestri, era inadatto contro naviglio corazzato; – perché in tempo di pace Aeronautica e Marina non avevano sufficientemente curato e preparato la futura collaborazione in guerra dei rispettivi mezzi, specialmente in azioni complesse. Alla sera di quello stesso giorno, la forza H giunge in prossimità della Sardegna e nel raggio di azione dell’aviazione. E’ attaccata ripetutamente da una trentina di bombardieri, due dei quali sono abbattuti, che complessivamente lanciano 144 bombe da 250 kg, colpendo la Hood, l’Ark Royal e due cacciatorpediniere. La Forza H è costretta a ripiegare verso le Baleari, nei cui pressi rimane fino al giorno 10, per poi dirigere verso Gibilterra. Durante la navigazione di ritorno il cacciatorpediniere Escort è silurato ed affondato dal sommergibile GUGLIELMO MARCONI, 80 miglia a est di Gibilterra.

10 luglio - Mediterraneo:

La Mediterranean Fleet raggiunge le acque al largo di Malta al mattino, dove
rimane ad incrociare inviando i cacciatorpediniere e alcuni degli incrociatori a rifornirsi alla Valletta prima di
intraprendere la navigazione di ritorno.

L’11 luglio

la flotta, divisa in tre squadre, e i due convogli si avviano verso Alessandria, subendo numerosi
attacchi aerei nel corso dei giorni 11, 12 e 13, e giungendo infine ad Alessandria tra la mattina del 13 e
quella del 15, senza perdite e con solo qualche unità danneggiata. Nel corso della traversata avevano
subìto 31 attacchi della Regia Aeronautica che aveva complessivamente impegnato 235 velivoli con lo
sgancio di 914 bombe, con la perdita per abbattimento di tre veicoli.
L’ammiraglio Eberhard Weichold rappresentante dell’Alto Comando della Marina germanica ebbe a
commentare che “la Marina italiana ha presumibilmente perduto, il 9 e 10 luglio, la sua occasione storica”.